Il lato social del lutto

Eccoci arrivati alla seconda tappa del nostro itinerario alla scoperta del mondo del lutto.
Alla spalle ci siamo lasciati il concetto di Digital Death; adesso è il momento di scendere più in profondità. Destinazione? L’aspetto social del lutto!

Come abbiamo visto nell’articolo precedente, le nuove tecnologie sono protagoniste delle nostre vite entrando anche, e soprattutto, nelle dinamiche più intime.
In questa sede ci occuperemo dell’elaborazione del lutto e della mediatizzazione della morte.
Il fenomeno al quale faremo riferimento è il cosiddetto “Online Mourning” – cioè la condivisione del lutto sul web – con un focus su Facebook.

Citando questo social network si apre un mondo da esplorare; ciò che possiamo sicuramente affermare è che si tratta del “luogo” delle cose intime. I contenuti maggiormente condivisi dagli utenti, e di conseguenza quelli più apprezzati dalla piattaforma, sono quelli legati al loro vissuto emotivo. La condivisione del dolore rientra sicuramente in questa categoria.

Ma pensiamo ai nostri profili social; non rappresentano forse del nostro alterego digitale?
Riprendendo il concetto di Presenza Digitale: quando offline scompariremo, sarà il nostro alterego a sopravvivere alla fisicità terrena. Al momento si contano più di 30 milioni di utenti deceduti; i loro profili rappresentano la fotografia del lutto del nostro secolo. In questo senso Facebook può essere considerato il più grande cimitero del mondo!

Nel 2098 il numero di utenti deceduti sarà addirittura superiore a quello degli utenti ancora in vita. In quest’ottica Facebook sarà popolato da profili “fantasma”.

Cosa accadrà quindi a tutti questi profili digitali una volta che i loro autori saranno scomparsi?
Stando alla policy di Facebook, è possibile chiedere in anticipo se si desidera che l’account venga reso commemorativo o venga eliminato in modo permanente.
Nel caso dell’account commemorativo, verrà visualizzata l’etichetta “In memoria” e l’account permetterà agli amici di raccogliere e condividere ricordi della persona deceduta. Per proteggere la memoria del defunto e soprattutto la privacy, non sarà però possibile apportare modifiche salvo indicazione di un contatto erede (una persona designata in vita alla gestione del profilo).

In nessun caso si avrà la possibilità di accedere ai contenuti digitali prodotti dal defunto. Le informazioni accumulate nella vita digitale sono una vera e propria eredità personale e, in quanto tale, è giusto venga preservata.

Molti studi confermano che l’Online Mourning ha dei benefici sulla mente in quanto aiuta le persone a dare un senso alla morte e a mantenere un legame con il defunto. La psicoterapeuta inglese Sheri Jacobson sostiene infatti che punto di vista psicologico, l’espressione del dolore rappresenti un passo essenziale per poterlo elaborare e superare. Questo fenomeno aiuta quindi in un certo senso ad attenuare la perdita e a fare community, in quanto porta ad avvicinare chi sta vivendo la stessa situazione.

Riflettendoci un attimo potremmo dire che i social non hanno modificato i nostri vissuti psicologici bensì il modo in cui li esprimiamo.

La tecnologia ha forse abbattuto il tabù della morte?
Ne parleremo prossimamente, intanto speriamo vi stiate godendo il viaggio!
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