Il grande rimosso dell’immaginario collettivo: la Morte

Nello scorso articolo abbiamo affrontato il tema del lutto e della sua elaborazione sui social network. Se da una parte, online, notiamo sempre più apertura nei confronti di questo tema, offline la situazione è ribaltata.
C’è un tabù innominabile al giorno d’oggi; un argomento del quale non si vuol parlare pubblicamente, ma sempre presente nei nostri pensieri: la Morte.

Ma non è sempre stato così.
Nel corso del tempo c’è stato un cambiamento radicale, a livello sociale, nel modo di rapportarsi alla morte. Per millenni, infatti; il tema della morte ha alimentato lo sviluppo delle civiltà: basti pensare alla rilevanza sociale dei riti funebri presso gli antichi egizi o gli indù. In generale si può dire che l’esperienza della perdita sia passata da una dimensione collettiva, caratterizzata da riti, a una molto più privata e individuale. Nella società post-moderna si è sviluppata la tendenza ad allontanare (fisicamente e socialmente) i morti dal luogo dei vivi.

La morte infatti, da compagna sempre presente della vita umana, si è trasformata in una sorta di fantasma da allontanare, abolire, rimuovere. Per questo in psicologia si parla proprio del concetto “Rimozione”; uno dei principali meccanismi di difesa studiati da Sigmund Freud.
Si vive come se non si dovesse mai morire, evitando in qualsiasi modo tale pensiero.
Nonostante ciò, ciascuno di noi vive col pensiero continuo – ma inconfessabile – che un giorno dovrà morire. Si tratta di un atto inevitabile in quanto fa parte della vita psichica di ciascun individuo.

Il paradosso sta nel fatto che questa grande opera di rimozione della morte dalle nostre vite stia avvenendo nell’epoca in cui essa è più rappresentata e protagonista delle principali notizie.

Ma siamo proprio sicuri di aver rimosso totalmente la morte dalle nostre vite?

Basta accendere una tv o leggere le statistiche dei libri più venduti per rendersi conto che della morte non solo se ne parla, ma la si cerca. In questo senso forse bisognerebbe fare una distinzione tra due tipi di morte: la morte-tabù naturale rimossa, e la morte violenta, quella interessante.

Sembra quasi un’assurdità: la morte violenta, quella che dovrebbe fare più paura, entra tranquillamente in casa nostra con i libri, il telegiornale, i video; quella più naturale che dovrebbe fare meno paura cerchiamo di evitarla.

Il tema della rimozione della morte è stato trattato da numerosi sociologi e psicologi; in questa sede ci focalizzeremo in particolare su un’iniziativa culturale volta proprio ad abbattere “il più grande tabù della nostra epoca” (Abbattere il Tabù. Una nuova sfida per cambiare sguardo sulla morte e sulla vita – Guidalberto Bormolini).
Stiamo parlando del progetto “Abbattere il tabù” partito nel 2013 a Firenze e promosso dall’Associazione Tutto è Vita. Lo scopo è quello di promuovere un cambiamento culturale, di linguaggio e di comportamento riguardo la morte e la vita. Si tratta di una vera e propria sfida sorta dal desiderio e dalle speranza di poter trasmettere un’immagine positiva dell’ultimo viaggio. Per l’occasione sono state coinvolte alcune personalità del mondo della cultura tra cui lo psicoterapeuta e saggista di successo Giorgio Nardone.

I principi cardine che hanno guidato questa iniziativa possono essere riassunti nei seguenti punti:

1. La morte non è l’opposto della vita
Riprendendo il pensiero di numerosi filosofi del passato, dovremmo far maturare la nostra cultura al punto di capire che la morte non è l’opposto della vita, ma ne è semplicemente un aspetto.

2. Bisogna cambiare sguardo
Molto del nostro modo di affrontare la vita dipende dalle immagini che immagazziniamo. Bisognerebbe quindi imprimere nella nostra mente immagini nuove e positive per spezzare questa catena.

La risposta all’evento è stata molto positiva; tanto che in provincia di Milano è sorto il “Tabù Festival” intitolato “Chi ha paura della morte”.

La tecnologia, e in particolare il web, in questa dinamica ha dato un grosso contributo grazie alla condivisione del lutto. Ne abbiamo parlato negli articoli precedenti con l’elaborazione del lutto sui social e ne parleremo in quelli futuri quando esploreremo i numerosi progetti online nati proprio con l’obiettivo mantenere vivo il ricordo.
Questi strumenti, proprio per l’utilizzo che ne facciamo, hanno permesso ad argomenti “delicati” come la morte di ri-entrare all’interno delle nostre vite abbattendo pian piano il tabù.
La strada da percorrere è ancora lunga; intanto godiamoci il viaggio e non dimentichiamo che la Morte è un tema di “vitale” importanza che non può rimanere taciuto in eterno.

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